San Dalmazzo

Verso il III secolo d.C. Pedona fu evangelizzata da San Dalmazzo; era un predicatore laico, vissuto in epoca pre-costantiniana, prima della costituzione della gerarchia ecclesiastica e svolse la sua azione missionaria in Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia spingendosi anche oltre le Alpi. San Dalmazzo fece di Pedona il centro della sua opera di evangelizzazione. Un giorno, mentre tornava da un viaggio apostolico, fu assalito dai pagani, sicari dei sacerdoti di Apollo. Fu massacrato ed ucciso mediante decapitazione in un luogo detto “Citeila”, sulle rive del torrente Vermenagna, di fronte a Pedona; con lui caddero ventinove compagni di fede di cui non si conoscono con esattezza i nomi, anche se esistono fondate ipotesi su santi poi venerati a livello locale.

Secondo la tradizione era il 5 dicembre dell’anno 254 d.C. La notizia della morte si sparse rapidamente, tanta era la fama che egli si era conquistata con la sua opera di evangelizzazione: ne sarebbe stata commossa la stessa Cornelia Salonina, moglie di Gallieno, la quale, accorsa sul luogo del martirio, avrebbe disposto una gloriosa sepoltura. Il cadavere di San Dalmazzo fu posto in un sarcofago del cimitero di Pedona, che già era stato utilizzato come tomba per due ufficiali di Nerva, ed attorno furono sepolti i compagni. Sul luogo della sepoltura del Martire e dei suoi compagni fu eretta una piccola tomba, il “Sacellum Memoriae”, ed una chiesetta che era officiata da sacerdoti cui l’augusta signora avrebbe dato dei beni per il mantenimento loro e della chiesa.

Nasce l'Abbazia di Pedona

Alla caduta dell’impero romano, nel 476 d.C., il territorio di Pedona venne a far parte del regno ostrogoto di Teodorico. Dalla lettera 36 del primo libro delle “Varie” di Cassiodoro si apprende che, intorno all’anno 510, in Pedona c’era un Conte di Teodorico. Da un’antica iscrizione, poi, si conoscono i nomi di due Conti, Benedetto e Ferreolo, che si susseguirono in tale carica e si prodigarono per abbellire la basilica di San Valeriano costruita sopra la tomba di San Dalmazzo. I due Conti citati sono anche famosi tra gli studiosi di storia del diritto, perché in relazione alle loro vicende venne istituita la “tuitio regia”, con cui la cancelleria di Teodorico dava mandato perché si provvedesse a carico dello Stato in favore della famiglia di uno dei due funzionari defunto. Risulta questo il primo esempio di una provvidenza a regime statale rivolta a familiari di funzionari pubblici. All’epoca dei re longobardi Teodolinda e Agilulfo (fine VI - inizio VII sec.), la chiesa e l’Abbazia di Pedona si ingrandirono notevolmente ed ebbero in dono vasti territori delle Valli Stura, Gesso e Vermenagna. Della splendida costruzione della chiesa longobarda rimangono notevoli tracce nella cripta di San Dalmazzo e presso il Museo civico di Cuneo. La vita monacale, forse dopo un periodo iniziale con l’Ordine di San Colombano, fiorì con l’Ordine Benedettino che organizzò a Pedona una grande Abbazia. Passata sotto il dominio Carolingio, Pedona vide accentuarsi la sua vocazione viaria ed ai monaci dell’Abbazia venne affidata la manutenzione di “cappelle-rifugio” sulle strade dei valichi delle Alpi Marittime. La vita religiosa e sociale progredì molto sotto la guida degli Abati di Pedona.

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