Nasce il comune di Borgo San Dalmazzo

La comunità di Borgo, con il sostegno dell’Abate, poco a poco andò organizzandosi in forme istitutive comunali per controbilanciare l’assolutismo del marchesato. Gli Abati continuarono spesso a far da mediatori e pacieri in molteplici vicende in cui venivano a scontrarsi le esigenze dell’Abbazia, della comunità degli uomini del Borgo (che si esprimeva tramite l’assemblea dei capifamiglia) ed il castellano sottoposto al Marchese di Saluzzo. Da questo momento l’antico nome di PEDONA (Pedo) viene trasformato in BORGO SAN DALMAZZO proprio a significare la crescita di una nuova comunità che vede accanto alla presenza dell’Abbazia il sorgere del libero Comune. L’anno esatto di fondazione del Comune di Borgo non è ancora stato provato; di certo si conosce uno dei primi documenti risalente all’anno 1181, in occasione della transazione fra la comunità degli uomini del Borgo con Guglielmo Vescovo di Asti e Manfredo II Marchese di Saluzzo.

È comunque ipotizzabile il sorgere del Comune tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo in quanto già nel 1216 Borgo ha un podestà, Anselmo Musso, come risulta da un trattato del 15 settembre tra l’abate Pipino e la contessa Alasia di Saluzzo, cui egli è presente come testimone. Questo cambiamento politico, o perché l’abate ispirava maggior rispetto o perché il suo governo era stato giusto ed umano, non fu caratterizzato da lotte interne, ma fu frutto di transazioni pacifiche, con le quali l’abate, rinunciando ad alcune sue prerogative, vedeva riconosciuti buona parte dei suoi diritti. Nello stesso tempo egli venne ad incamerare tutte le terre ed i diritti dei signori locali, che per paura di vederseli strappare dai comuni, preferivano rimetterli all’abate in cambio di compensi. Da una parte, quindi, il paese ottenne un’autonomia locale, almeno in campo amministrativo, dall’altra l’abate, pur privandosi di qualche diritto, mantenne l’alto dominio sul territorio e ricavò un cospicuo numero di diritti di natura economica. La signoria dell’abate si estendeva anche ai paesi della Valle Vermenagna.

Le vicende del nuovo Comune

La situazione a Borgo divenne nuovamente precaria in seguito alla guerra insorta tra Tommaso, conte di Savoia ed il marchese di Saluzzo. Nel 1222 il castello di Borgo fu occupato dai Savoia ed il 4 marzo 1223, a Ronco, si venne a patti di pace, per cui il conte dava la nipote Beatrice in sposa al marchese, il quale, a sua volta, o versava come dote 1000 marche d’argento o cedeva il castello. Se il conte non avesse voluto restituire il castello al marchese, lo avrebbe dovuto rimettere al capitolo dei monaci dell’abbazia di San Dalmazzo o agli abitanti di Borgo. Il castello finì per venire nelle mani dell’abate, che quindi acquisì anche il ruolo di “baiulo”, cioè di giudice, che spettava al castellano. Borgo San Dalmazzo, così come altri Comuni che sottostavano alla signoria dell’abbazia, non compilò un vero e proprio Statuto, forse perché il governo equilibrato dell’abate non ne fece avvertire la necessità o perché, poco tempo dopo, venne a far parte del mandamento di Cuneo ed osservò gli statuti della città capo-distretto. All’abate , che comunque aveva riconosciuto e garantito le consuetudini, i consiglieri del Comune di Borgo giurarono fedeltà il 5 luglio 1262. Un documento importante di questo periodo è la bolla pontificia “Religiosam vitam” che l’abate Anselmo ottiene in occasione del concilio di Lione nel 1246, con la quale papa Innocenzo IV prende sotto la protezione apostolica l’abbazia e le sue chiese dipendenti. Nel 1259, allo scopo di sottrarre alle mire di troppi contendenti gli uomini e le terre di queste valli, l’Abate del Borgo ed il Comune di Cuneo (sorto sul territorio e sotto la protezione e l’aiuto dell’Abate di San Dalmazzo), scelsero quale signore cui affidare le sorti delle comunità il vicino Conte di Provenza, Carlo I d’Angiò. Il dominio angioino tramonta con la battaglia di Roccavione del 10 novembre 1275, le truppe provenzali sono ricacciate in Francia e tutti i comuni della zona, compreso Cuneo, ricadono sotto il potere del marchese di Saluzzo. Borgo ed il castello resisteranno ancora alcuni anni per poi capitolare, dopo sette mesi di assedio, il 7 aprile 1285. Al principio del XIV secolo gli Angioini, con una campagna di soli tre mesi, riconquistarono tutte le città ed i territori già soggetti a Carlo I e tra Borgo e Cuneo insorse una lite che ebbe in seguito notevoli conseguenze. Anche i rapporti tra comune ed abate si inasprirono. Quest’ultimo, temendo di perdere il diritti feudali che nel tempo aveva accumulato, ottenne il 13 gennaio 1355 una bolla di conferma da papa Innocenzo VI, in cui venne però apposta la nota che non si attribuiva alcun nuovo diritto, ma si conservava esclusivamente l’antico esistente. Nello stesso secolo la Regina Giovanna I d’Angiò per onorare e conservare le reliquie di San Dalmazzo, fece costruire una cappella i cui resti si trovano sotto il retro dell’attuale sacrestia. Il periodo angioino fu uno dei più partecipati dai Borgarini e, pur tra i contrasti fra il Marchese di Saluzzo, gli Angiò ed altri signori, vide l’affermarsi definitivo dell’istituto e delle libertà comunali. Da questo momento si evidenzia più regolare la figura dei Sindaci e dell’Assemblea Comunale di Borgo. Sotto la regina Giovanna, però, il dominio degli Angiò va in sfacelo e diventa preda dei vicini: il 15 maggio 1356 il castello di Borgo viene occupato dal marchese di Saluzzo, poi riconquistato dalle truppe provenzali ed infine nel 1372, caduto definitivamente il regno angioino, Borgo diventa possesso di Amedeo VI di Savoia e segue le vicende dello stato sabaudo fino alla formazione del Regno d’Italia.

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