Dal Risorgimento alla Liberazione

Le vicende legate al Risorgimento e all’Unità d’Italia coinvolsero profondamente la popolazione di Borgo e non mancarono patrioti borgarini che parteciparono alle imprese garibaldine e sacrificarono la loro vita in quel periodo per gli ideali di un’Italia unita, libera ed indipendente. Questo secolo, segnato dal periodo della dittatura fascista e dalle due guerre mondiali, vide a Borgo splendide figure di persone che si sacrificarono per gli ideali di libertà, giustizia e pace. Caduto il fascismo, al termine del tragico secondo conflitto mondiale, la parte montana di Borgo (zona attorno ad Aradolo S. Antonio) fu una delle culle della lotta di Liberazione e di Resistenza.

La prima vittima borgarina di quel triste periodo fu un giovane sacerdote, Don Mario Ghibaudo, barbaramente trucidato il 19 settembre 1943 a Boves, mentre si prodigava per aiutare la popolazione calpita dalla ferocia nazifascista. Vittime della stessa violenza caddero il 1° gennaio 1944 Barale Giovanni e Spartaco, ed in seguito Forneris Pietro, Spada Natale, Marino Giuseppe, Giordana Lorenzo, Spada Battista, Bertaina Giovanni, Blangero Celeste, Barale Giovanni, Lovera Giovanni Stefano, Spada Giuseppe. Giraudo Bartolomeo, Giraudo Giovanni Battista, Barale Giuseppe, Vassallo Armando, Orso Costanzo, Barale Giorgio, Baracco Stefano, gen. Grandis Giuseppe, Fantino Bernardo, Graglia Riguccio, Lovera Dalmazzo. A questo triste elenco di Partigiani Caduti e di Vittime civili della rappresaglia nazifascista appartenenti alla popolazione di Borgo San Dalmazzo si devono aggiungere i 13 giovani fucilati il 2.5.1944 presso il Cimitero, altri 10 fucilati il 6.5.1944 presso la Caserma di Tetto Gallotto, i due fratelli Giraudo uccisi dai nazifascisti nel febbraio 1945 nella frazione Aradolo Sant’ Antonio che venne devastata e incendiata ed altri morti in combattimento o per disumana rappresaglia. In quel tragico periodo Borgo fu purtroppo anche la sede di uno dei pochi campi di concentramento allestiti in Italia durante la persecuzione contro gli Ebrei. In questa triste vicenda tanti borgarini si prodigarono per alleviare le sofferenze dei poveri perseguitati, per aiutarli o nasconderli a rischio della vita. Dopo la tragedia della seconda guerra mondiale anche per Borgo iniziò il periodo della ricostruzione. Con l’impegno e l’operosità dei borgarini e di tutte le amministrazioni che si sono susseguite da allora (e con gratitudine si ricordano in particolare gli scomparsi sindaci Perona Luigi, Civalleri Francesco, Oggero Michele, Rosso Dalmazzo, Viola G. Battista, Bonfiglio Andrea, Rosso Giuseppe), la città ha visto uno sviluppo considerevole nel campo del commercio, dell’artigianato e dell’industria tanto da raddoppiare in pochi decenni il numero di abitanti e diventare uno dei poli economici più importanti della provincia. Questi ultimi anni, investiti dalla crisi economica ed occupazionale generale, stanno interessando anche Borgo però, seppur più lentamente, continua ancora a svilupparsi come insediamenti e popolazione, che oggi conta circa undicimila abitanti.

Economia nel '900

Nei primissimi anni del Novecento la popolazione raggiunge 4699 abitanti ed il territorio agricolo comunale si compone di 450 ettari di campi, 300 di prati, 150 di pascoli, 25 di frutteti, 50 di vigne e tutto il resto di boschi. L’agricoltura è ancora importante nel tessuto socio-economico borgarino ed i prodotti principali sono: castagne, patate, mele, grano, segala, granoturco, avena, fieno e legna. Continua l’allevamento domestico di bestiame ed i capi presenti nell’anno 1910 ammontano a 88 buoi, 818 manzi e vacche, 197 vitelli, 119 ovini, 145 capre, 28 tori, 201 suini, 138 equini, cui si aggiungono galline, polli e conigli in gran quantità. Accanto all’attività agricola si sviluppa quella artigianale, già ben presente da oltre due secoli, e comincia la trasformazione dell’artigianato in industria. Lo dimostrano le aziende di acque gazose, birra e liquori di Parola Michele, di Musso Giacomo e di Andornetto Francesco; le fabbriche di bilance di Brondello e Aime; il laboratorio di costruzione di botti, tini e barili di Lessans Pietro; le due grandi fornaci da calce “ad azione continua” delle ditte Musso Benedetto e Francesco e dei fratelli Borgogno le quali, ci narrano le cronache del tempo, data l’ottima qualità dei laterizi e mattoni prodotti e la rilevante produzione, non riescono a soddisfare le molte richieste; poi vi è il caseificio Renaudo; il grande “Cotonificio Val Gesso” che occupa 180 operai; uno stabilimento di preparazione e lavorazione di funghi di proprietà della ditta Tommaso Moro di Genova che esporta i prodotti all’estero; la ditta di lavorazione marmi di Boffa Carlo; le segherie legnami di Rolando e Giraudo e Costamagna, e poi tutto il mondo commerciale e artigianale di fabbri-ferrai, negozianti in ferramenta, falegnami, negozianti all’ingrosso di frutta e verdura, lattonieri, pasticcerie, pellami e cuoiami, polveri piriche, prestinai, salumieri e salsamentari, ombrellai, orologiai, pizzicagnoli, sarti e sarte, ecc.ecc.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per offriti servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie Maggiori informazioni.

  Accetto l'uso dei cookies da questo sito.